ALOY UNPLUGGED parte 1

Non ho intenzione di occuparmi dell’aspetto fisico della protagonista, come dice un mio amico sono polemiche da bulimici della fregna.

M’interessano invece le sue vicende di vita: in vista della sua prossima vacanza ai tropici è bene fare un ripasso delle sfighe incombenti su questa povera ragazza. Ci sono spoiler, sappiatelo.

Dunque, Aloy nasce in un futuro abitato da macchine letali, in cui l’umanità è ridotta a poche tribù in fissa con le treccine, e anche da queste è esclusa. Prende sassate dai ragazzini, il padre putativo è un incrocio tra Conan il barbaro e il vecchio Miyagi di karate kid. L’unico modo per rientrare in società è vincere una corsa campestre in alta montagna (l’equivalente delle nostre feste dei 18 anni) e per questo le serviranno anni d’addestramento. 

Nel frattempo Aloy trova in una grotta un auricolare bluetooth in uso tra i venditori di Folletto del XXI secolo, che funziona come una realtà aumentata e aiuta il giocatore a capirci qualcosa nel fervido scenario di creature, missioni e tracce che si trova davanti (in particolare io lo uso per scovare i tacchini nei cespugli).

Memorabile la scena in cui Aloy parla con una sorta di Alexa e la Matriarca del villaggio annuncia a tutti che l’ha vista dialogare con la Dea Madre.

La nostra eroina vince la corsa campestre, ma non fa in tempo a godersi la maggiore età perché tutti i partecipanti vengono trucidati da una tribù rivale, che non era stata invitata. Per darle il bentornata in società, la sua gente le regala un pass per levarsi dai piedi e andare in giro per il mondo a caccia di Macchine Corrotte. Cioè, non basta che siano robot con le movenze di belve pericolose, sono pure infettate da un qualcosa che le fa schiumare male.

Il bello di Aloy è il suo prendere questa vita di merda con grande serenità: Aloy mi ammazzi questo? Aloy mi prendi quello? Aloy mi porti la lente di un Cornaguzze che mi ci devo fare un gioiello? E’ tipo cenerentola innaffiata di Jurassic Park. Ora però mi devo fermare, perché poi dite che scrivo troppo per le vostre capacità mentali.

Prossimamente vi racconterò di come si cavalca un destriero robot senza far incazzare l’intera tundra postapocalittica. 

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